Sonbahar, Autunno

Sempre per la rassegna di Locarno a Roma, lo scorso venerdì ho visto Sonbahar (Autunno), un film di Ozcan Alper. Il personaggio chiave del film – premio arte & essai CICAE – è Yusuf, un uomo che in virtù della sua lotta per la democrazia nel suo Paese, una volta rilasciato dopo un lungo periodo di prigionia torna nel suo paese natale. Ad attenderlo c’è la madre e un amico di infanzia, Tolto. I giovani della sua età, come del resto la sorella, hanno lasciato il piccolo villaggio per cercare maggiore fortuna altrove. Yusuf è malato è in un paese di ormai soli anziani rimane ancora ostaggio dei ricordi di quando era studente e credeva e lottava per la propria causa. Ora infatti è spento, quasi incace di reagire di fronte a una vita che al di fuori del carcere sempre passare velocissima. L’unico appiglio alla sua monotona vita è rappresentato da Elka, una giovane conosciuta una sera in un bar. Ma la solitudine e i traumi subiti non sono facili da superare e ormai Yusuf si sente vuoto, incapace di reagire, vittima della propria cronica tristezza.
Film dai bei paesaggi (incredibilmente si possono apprezzare sia le onde del mare che la neve dei monti), con pochi dialoghi che scorre – un po’ come alcune pellicole coreane – con una ricerca lentezza.

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