OverBlog, l’oltre social della blogosfera

Il termine web-log iniziò ad essere utilizzato a partire dal 1997 (bisognerà aspettare due anni solo perché la parola venga abbreviata in blog!), all’inizio erano liste di link sviluppatesi poi successivamente in diari virtuali sempre più multimediali. Sono passati ormai molti anni e anche grazie ai servizi di gestione gratuiti i blog sono diventati un fenomeno diffuso attirando non solo geek ma anche giornalisti, politici, professori, sportivi e utenti “comuni” desiderosi di dire la propria online. Con l’avvento dei social network – in particolare di strumenti come Twitter e Tumblr – in molti hanno intravisto la fine di quella “bolla” chiamata blogosfera capace di proporsi come spazio alternativo di informazione UGC (o, come direbbe qualche nostalgico delle rivoluzioni liberali, dal basso) e di attirare anche l’attenzione di motori di ricerca e responsabili marketing.
Il mio primo blog risale a metà dei primi anni Duemila quando, da semplice appassionato del web, desideroso di proporre i miei giudizi su film, libri e mostre a una platea potenzialmente enorme aprii un blog su Windows Live Spaces per rendere pubbliche le mie recensioni con la speranza potessero tornare poi utili a qualcuno (decisi di puntare sin da subito sulla condivisione). Evolvendomi come utente e come blogger ho sentito poi l’esigenza di passare su una piattaforma più completa e “professionale” che potesse aiutarmi a rendere il mio spazio una vera e propria vetrina di idee, esperienze, scoperte. E nonostante l’avvento di Facebook e affini la mia passione verso il blog non si è per nulla esaurita, anzi (viceversa il tempo è sempre più tiranno, se riesco a scrivere un post a settimana posso ritenermi soddisfatto).
Nonostante i continui miglioramenti tuttavia, da blogger ultimamente sentivo la necessità di un nuovo rinnovamento, di dare una spolveratina al mio spazio rendendolo più attuale e in sintonia con i tempi. Per questo motivo, da alcuni giorni, ho deciso di testare una nuova piattaforma di blogging, OverBlog. La nuova versione italiana (ancora in beta, rilasciata ad inizio settimana dopo il successo del BlogWorld Expo 2012), presenta quello che a tutti gli effetti potrebbe essere il futuro più prossimo dei blog: il social hub. Il blog, in parole povere, diventa una sorta di raccoglitore di vari contributi multimediali (status, post, foto, video, check-in…), acquisisce cioè una multidimensionalità multicolore che prima con i soli testi linkabili non poteva avere.

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Basta infatti scegliere di sincronizzare i social network più utilizzati (nel mio caso Twitter e Instagram) ed ecco in un’unica timeline fondersi gli ultimi tweet, le immagini “filtrate”, gli articoli più recenti. Il tutto attivabile in maniera semplice, immediata, con la possibilità di filtrare i propri messaggi (scartando, ad esempio, i re-tweet o le risposte ad altre conversazioni) e di rendere ai lettori la navigazione tra contenuti ricca quanto facile. In attesa della nuova versione (il cui rilascio è previsto dopo l’estate) che supporterà funzioni di revenue share, un’app mobile per lo streaming video, statistiche e nuovi layout grafici, non resta che iniziare a testare le possibilità di questo nuovo social-blog.

Havaianas European Tour @ Milan

Un po’ di tempo fa, ai primi caldi raggi di sole, quando avevo ormai deciso fosse arrivata la bella stagione, sono stato protagonista del tour europeo Havainas Origine Collection (ecco cosa scrivevo pochi giorni prima dell’incontro).

Dopo le dovute presentazioni, assegnate le espadrillas (le mie sono davvero originalissime e coloratissime), io e gli/le altri/e blogger invitati per l’occasione ci siamo inoltrati nella splendida cornice di Parco Sempione dove è stata a noi assegnata una piccola videocamera. Posizionati in cerchio, ad ognuno di noi è infatti stato chiesto a turno di “esibirsi” in una qualche acrobazia filmata dagli altri seduti ad “ammirare”, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, l’impegno profuso più che il risultato finale. I diversi girati dalle differenti angolature sono stati poi montati in un bel video che con la tecnica Matrix Effect ha dato vita a un susseguirsi di frame davvero suggestivo, che permette all’occhio di chi guarda di girare intorno alla scena e vederla dai diversi occhi “elettronici” (non infierite sulla mia elasticità nel lanciare saltando, grazie).

Star del video le mitiche espradillas: semplici, adatte a qualsiasi situazione, leggere e resistenti all’acqua sono sinonimo per eccellenza dell’estate tutto l’anno. E quando il week-end nonostante il calendario si preannuncia piovoso non resta che immergersi nella pagina ufficiale di Havaianas, navigare nello store online o a individuare il rivenditore a noi più vicino.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=okAVZMWbLPA&w=440&h=360]

Tornando per un attimo all’evento, all’inizio lo confesso, ero un po’ preoccupato. Ma poi mi sono lasciato andare immaginandomi (già) sulla spiaggia e mi sono gustato la leggerezza che indossare le espadrillas porta sempre con sé. Complimenti per l’iniziativa e grazie ancora a Havaianas per avermi dato l’opportunità di partecipare, buona estate!

Articolo sponsorizzato

Twitter campo di battaglia per la conquista del Trono di Spade

Il rapporto tra la tv, nella sua fruizione, e gli altri media mi ha sempre incuriosito (ne ho anche già scritto qui). Proprio l’altro giorno ho letto un articolo di eMarketer che, in estrema sintesi, porta alla ribalta dati molto interessanti rispetto al rapporto tra social media e mezzo televisivo. Secondo la ricerca citata nel pezzo e condotta da Horowitz Associates, un utente su cinque inizierebbe a guardare un particolare show dopo averne letto online dei feedback su blog e social network. Ennesima dimostrazione di come l’online influisca (eccome) anche sulla vita “reale”, sui nostri usi e costumi esterni alla Rete.

La scorsa settimana anch’io, nel mio piccolo, sono stato “cavia” di una sorta di esperimento crossmediale che ha unito una serie tv e il web. Per la prima puntata dell’attesa seconda stagione de Il Trono di Spade – la serie HBO tratta dai best seller di George R. R. Martin ormai diventata per molti appassionati, un fenomeno di culto – sono stato ospite, con altri/e blogger, di Sky Cinema per una divertente sfida a colpi di tweet. Appena arrivato mi è stata assegnata la spilla della mia fazione – i Baratheon, cervo incoronato nero in campo oro – e, con il mio piccolo team (pochi ma buoni), ho sfidato i “rivali” in gare di conoscenza della serie ma soprattutto di velocità (dei cosplay ispirati ai personaggi principali della serie leggevano delle domande, a noi il compito di utilizzare Twitter nel più breve tempo possibile per dare la risposta corretta indicando #tronodispade e quello della nostra casata, ecco un video che riassume la serata). Una volta partito l’episodio, invece, è stato divertente commentare, con anche gli altri spettatori, pressoché in tempo reale, quanto vedevamo sullo schermo (o, nel mio caso sentivamo, mi sono buttato sulle frasi epiche).

Una serata divertente (forse un po’ meno per i miei follower letteralmente inondati dai tweet, hihi) per una serie tv la cui seconda stagione – che mi dicono discostarsi un po’ dai romanzi di Martin – dopo la morte del finale del primo atto, mi incuriosisce molto (aspetto i draghi!): per quanto ancora riuscirà il giovane e crudele Joffrey a occupare l’ambito Trono di Spade?

La mia trasferta a Lione presso i laboratori Boiron

Il mio medico ultimamente mi ha invitato a provare una tintura madre di tarassaco (quello che in dialetto è chiamato anche pisacàn poiché ai bambini veniva detto che se lo avessero colto, avrebbero bagnato il letto la notte), pianta nota per il suo effetto drenante e depurativo delle vie epatiche.

Coincidenza ha voluto che poco dopo aver iniziato la mia “cura” fossi invitato da Boiron a visitare – con altre cinque blogger – i due stabilimenti di Lione per scoprire il “dietro le quinte” circa la preparazione dei farmaci omeopatici. Non sono un esperto ma tenterò comunque di raccontare, grazie agli appunti che ho diligentemente preso durante la mattinata di visite, ciò che ho potuto scoprire. In Italia, ad oggi, i prodotti omeopatici non contengono indicazioni terapeutiche e posologia quindi ero davvero curioso di conoscere il processo di lavorazione.

Il primo stabilimento visitato è stato quello di Sainte Foy Les Lyon: dopo un cordialissimo benvenuto (con tanto di foto di gruppo), indossati camice, cuffietta e copriscarpe (oltre all’auricolare per la traduzione simultanea in italiano), abbiamo iniziato la visita.

Negli stabilimenti Boiron si lavorano 1.400 ceppi di origine vegetale, 1.100 di origine minerale/chimica, 500 di origine animale/biologica.

Il primo passo è quello del controllo dei materiali in entrata – i cosiddetti ceppi – che, prima di iniziare il processo di diluizione liquida (con alcool a 70° in atmosfera protetta), vengono scrupolosamente analizzati e, una volta passato il vaglio degli esperti, sono etichettati con un codice a barre essenziale per la loro tracciabilità.

I produttori che forniscono Boiron sono – se non ho capito male – una quarantina il cui materiale, per il 20% è rappresentato da piante fresche; da sottolineare come, sui 1.400 ceppi di origine vegetale utilizzati, un centinaio derivino da culture biologiche in quanto non più esistenti.

Le piante vengono pulite, sminuzzate, pesate e spostate nella cosiddetta “area alcolica” per la fase di macerazione (in una soluzione idro-alcolica) seguita, dopo 12-21 giorni, dalla decantazione e successivamente dall’estrazione della tintura madre tramite filtraggio. Il processo prosegue poi con una “fase quarantena” per analisi e con lo step finale: la diluizione. I numeri dell’omeopatia esprimono diluizioni invece di concentrazioni: una parte della tintura madre viene messa in un flacone insieme a 99 parti di acqua o alcol: si ha così una diluizione 1/100. Il liquido viene poi dinamizzato: il flacone viene agitato verticalmente per un determinato numero di volte ottenendo la prima diluizione centesimale.

Negli stabilimenti di Messimy, invece, abbiamo avuto modo di seguire la produzione e il confezionamento delle compresse i cui granuli sono composti dal 15% da lattosio e per l’85% da saccarosio. Alcune materie prime di origine minerale, chimica o animale sono infatti insolubili in un liquido. Per questo motivo vengono triturate e inserite nei granuli o nei globuli. Sono necessari 10 gg per ottenere un globulo (1,8 mm) e 15 gg per ottenere un granulo (3 mm), i granuli troppo grandi per la lavorazione non vengono smaltiti ma usati, dagli apicoltori, per gli alveari delle api.

Anche in questo caso si parte dal pesare la materia prima, segue la fase chiamata riconciliazione, poi la diluizione con il principio attivo, la granulazione, l’essiccazione, la calibratura. Dopo questa fase c’è la compressione con l’eliminazione delle polveri, un nuovo controllo qualità (massa, durezza, spessore…) e poi l’impacchettamento tramite una macchina le cui cellule memorizzano le informazioni dei vari lotti di prodotto e che vengono pulite da cima a fondo ogni 7 ore (nei due stabilimenti non erano ammesse le fotocamere ma qui si possono vedere alcuni video che illustrano le fasi di produzione dei medicinali).

Dell’intero processo mi ha colpito l’estrema attenzione alla qualità dalla prima all’ultima fase. In particolar modo nei confronti delle materie prime il cui approvvigionamento non segue il “mercato” ma il susseguirsi delle stagioni. Tutti gli ambienti di lavoro sono estremamente puliti, gli addetti (molti dei quali impegnati in scrupolosi controlli) sono stati molto cortesi nonostante alle volte fossimo un po’ di intralcio, le campagne attorno ai laboratori sono bucoliche con animali al pascolo e grandi distese gialle di colza, insomma un viaggio breve ma intenso, che mi permette oggi di guardare la boccetta di tarassaco con maggiore consapevolezza. Un ringraziamento doveroso a Boiron (Italia che ci ha accompagnato e che ha reso possibile la cosa, Francia per averci ospitati e guidati tra le linee di produzione), un saluto alla città di Lione che nonostante il tempo non proprio sereno, ci ha offerto squarci davvero graziosi e un “a presto” alle fantastiche compagne di viaggio (nonsolokawaii, cupofbrain, ideamamma e bebefacile).

Camparisoda “vola” sul Fuorisalone

Anche quest’anno ho risposto con molto entusiasmo all’invito di Campari per quella che è ormai la classica anteprima al Fuorisalone: il Camparitivo in Triennale. Appuntamento reso ancora più sentito visti gli 80 anni che Camparisoda festeggia: l’esordio nel mercato italiano del primo prodotto monodose, perfetto mix di Campari e seltz, dalla bottiglietta a calice rovesciato by Depero risale infatti al 1932.
E oggi come allora Campari è sinonimo di un interessantissimo connubio tra arte e largo consumo. Dalla Design Week milanese del 2009 prosegue infatti la collaborazione tra il brand e Matteo Ragni che quest’anno si articola – giusto per mantenere un linguaggio vicino all’architettura – secondo tre diversi assi. Il primo è quello legato alla reinterpretazione della bottiglietta Camparisoda che il giovane architetto e designer milanese ha “vestito di un elegante abito”, una texture a decoro geometrico che si può toccare con mano nella special edition disponibile per bar e grande distribuzione della scorso mese di marzo.
Il secondo asse è Learn to Fly, la nuova installazione del Camparitivo in Triennale con la quale Ragni ha lanciato il suo “augurio verso chi si sta affacciando alla vita e al mondo del lavoro”; il terzo asse è per me quello forse più accattivante: GATE3 Temporary Studio. Di cosa si tratta? Di una sorta di officina creativa nella quale chi possiede talento può, affacciandosi al mondo del lavoro, mettersi alla prova nello spazio che ha l’ambizione di diventare uno studio temporaneo gestito da Matteo Ragni. Un luogo – a sentire le parole dello stesso Ragni – vivo, che ospiterà workshop di ricerca per grandi brand e nel quale far nascere idee, spunti, riflessioni capaci di innovare. Il primo marchio ad accettare la “sfida” è stato proprio Campari che lancerà a breve il primo workshop i cui risultati poi saranno ospitati all’interno della Galleria del gruppo.

Non resta che stappare una bottiglietta Camparisoda e brindare insieme a questa serie di stupende iniziative legate alla cultura e al mondo dei giovani: cincin e… in bocca al lupo!

Giornata FAI, prenditi cura di te

Per chi non avesse ancora piani per il week-end segnalo la Giornata FAI di Primavera, giunta quest’anno alla sua 20a edizione. Si tratta dell’iniziativa che vede protagonisti beni di interesse artistico, culturale, naturalistico aperti eccezionalmente al pubblico. Quest’anno, tra l’altro, il FAI è sostenuto anche da Garnier, brand storico del gruppo L’Oréal in un connubio che ha la bellezza come punto di incontro: come il FAI mette l’accento sul nostro incredibile (e spesso sottovalutato) patrimonio, così Garnier con i propri prodotti punta a rende la bellezza accessibile a tutti, in un parallelismo che – passatemi il paragone – vede i nostri capelli e la nostra pelle come beni preziosi da valorizzare.
A Milano, sbirciando tra i luoghi proposti, hanno attirato la mia attenzione la Banca di Italia – per la prima volta aperta al pubblico – la Biblioteca Civica di Palazzo Sormani Andreani, i Laboratori Scala Ansaldo con i loro 60.000 costumi di scena e Palazzo Lombardia, con la sua torre di 39 piani che non ho ancora avuto modo di visitare.
Buon week-end, sosteniamo il FAI con un sms e visitando almeno uno dei 670 luoghi d’arte e natura aperti oggi e domani in esclusiva in tutte le Regioni italiane.

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Fopping.com, l’e-commerce si veste di social…

Non chiedetemi come ma non molto tempo fa mi sono imbattuto in un marketplace indiano davvero particolare. Si tratta di Fopping.com uno shop online a suo modo geniale. Perché? Offre agli utenti capi di abbigliamento, calzature e accessori a prezzi competitivi con la possibilità di ulteriori ribassi: basta, una volta selezionato ciò che ci interessa, condividere il link al prodotto su Facebook o Twitter guadagnando così dei Fopps, monete virtuali da utilizzare per ottenere un prezzo ancora più conveniente. Visibilità nei canali social in cambio di sconti che, per alcuni prodotti (pochi per la verità), possono anche arrivare sino al 50% della cifra inizialmente proposta (tra l’altro proprio a fine mese si concluderà all’interno di Fopping.com un contest che mette in palio un’Harley 883 per chi arrivi ad accumulare almeno 15.000 Fopps).

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L’idea alla base del servizio mi pare ottima (anche se, per esempio, una volta ottenuto lo sconto ho cancellato il tweet con il quale avevo condiviso il prodotto di mio interesse pur conservando i Fopps) e potrebbe rappresentare una sorta di avanguardia per quel che concerne il cosiddetto social commerce, acquisti in un ambiente che permette di interagire direttamente o indirettamente con il proprio network ottenendo magari anche quale beneficio. Il futuro è già qui?

Un sms al 45596 in favore di Alice for Children

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=TK0pGXBAgpQ&w=440&h=360]

Non capita tutti i giorni di avere l’opportunità di essere testimoni diretti dei sacrifici e della passione che un gruppo di volontari (donne e uomini) ogni giorno riversa nel proprio piccolo-grande tentativo di migliorare il mondo con il proprio contributo. Proprio per questo quando Valentina e Elena mi hanno chiesto il loro supporto non ho esitato un attimo a farmi portavoce della campagna sms solidale di Alice for Children tramite la quale l’associazione Twins International punta a raccogliere fondi a supporto di tre progetti nel cuore di Nairobi in Kenya. Alice for School, Alice Home, Alice Village sono tre realtà consolidate situate rispettivamente nelle baraccopoli di Korogocho, Kariobangi e nel distretto di Utawalla che hanno bisogno del nostro aiuto per far fronte all’emergenza alimentare e garantire così almeno un pasto al giorno ai bambini orfani delle baraccopoli di Nairobi. L’alimentazione, una dieta sana ed equilibrita, è requisito fondamentale per la salute e la crescita dei bambini. Ecco perché fino al prossimo 15 marzo dobbiamo tutti insieme impegnarci, coinvolgendo quante più persone possibili, donando 1 euro con un sms al numero 45596, oppure 2/5 euro chiamando da telefono fisso e diventando fan della pagina facebook del progetto.

Un semplice gesto per sostenere delle iniziative che regalano un sorriso a centinaia di bambini.

Grazie ragazze, continuate così, un abbraccio a voi e i tutti i bimbi, facciamo il possibile affinché i loro occhi non perdano mai la luce della speranza.

PeerIndex, Klout e autorevolezza online…

PeerIndex è uno strumento con il quale misurare il proprio livello di autorevolezza online. Il sistema parte da un assunto molto semplice: non ci può essere autorevolezza senza un pubblico recettivo. E questo lo è nel momento in cui non si limita solo ad ascoltare ma partecipa attivamente alla discussione. Il punteggio di PeerIndex – che va da 1 a 100 – è quindi una sorta di metrica per misurare l’attenzione delle persone che ci seguono.

I parametri alla base del numero assegnato al nostro profilo sono tre: authority, audience, activity:

Authority is the measure of trust; calculating how much others rely on your recommendations and opinion in general and on particular topics […]

Your Audience Score is a normalised indication of your reach taking into account the relative size of your audience to the size of the audiences of others […]

Your Activity Score is the measure of how much you do that is related to the topic communities you are part of […]

Il numero assegnato al mio profilo Twitter è 36 esattamente lo stesso di Klout, altro strumento utilizzato per tentare di valutare il proprio livello di autorevolezza online. Quest’ultimo permette di valutare non solo il canale Twitter ma anche il proprio profilo Facebook, Google+, LinkedIn e Foursquare (si possono connettere anche altri profili social ma che al momento non influenzano il punteggio finale).

Klout ha realizzato una matrice – chiamata appunto Klout’s Influence Matrix – associando dei parametri (sharing, creating, broad, focused, consistent, casual, listening, partecipating) tramite i quali identificare 16 diversi profili di utenti (il mio profilo viene posizionato nel mezzo, leggermente in basso a destra rispetto al centro, come socializer).

Di tale lista – decisamente complessa – ne è stata proposta una versione semplificata che con soli cinque profili riesce a mio avviso nell’intento di proporre un valido modello.

Gli utenti si potrebbero infatti dividere in:

  • The networker (social butterfly): colui che possiede la più grande lista di contatti, conosce tutti e tutti lo conoscono;
  • The opinion leader (thought leader): il più ricercato dai brand, è noto per la sua autorevolezza e credibilità;
  • The discoverer (trendsetter): è il primo ad utilizzare un nuovo strumento, costantemente alla ricerca di nuovi trend da anticipare;
  • The sharer (reporter): distribuisce le notizie amplificando i messaggi più rilevanti;
  • The user (everyday customer): rappresenta il consumatore standard, non possiede un network molto ampio.

Personalmente mi sento vicino al profilo reporter (visto anche il mio alto numero di re-tweet) ma, diciamo così, con ambizioni a quello di trendsetter, almeno per quanto riguardo il mondo dei social media.

Forse però prima di tutte queste considerazioni, bisognerebbe mettersi d’accordo sulla definizione stessa di “influenza/autorevolezza” che certo non va confusa con, ad esempio, la popolarità di un personaggio. Un spunto di riflessione molto interessante è l’articolo When Bieber tops the list, is influence dead? nel quale vengono paragonati Bieber, Obama e Amstrong, personaggi molto diversi e con differenti livelli di popolarità e di influenza.

La vera sfida non risiede nel leggere i feedback dei strumenti quali Klout e PeerIndex ma nel saper leggere, nel saper interpretare correttamente il valore che ci consegnano.

[update: ho trovato altri due strumenti per misurare l’autorevolezza online tramite il proprio profilo Twitter: TweetLevel e Twitter Reach]

Timeline dentro e fuori Facebook

La Timeline è considerata da molti tra gli addetti ai lavori una delle più salienti novità sinora realizzate (e pubblicamente diffuse) dal colosso Facebook. Il nostro nuovo diario ha rivoluzionato il profilo di milioni di utenti generando commenti entusiastici e feroci critiche. Ma da dove nasce l’idea della timeline? Uno dei primi esperimenti commercialmente diffusi risale al 2004 quando Nokia lanciò il progetto Lifeblog, una sorta di diario multimediale (con relativo strumento di gestione dei contenuti per PC) in grado di raccogliere foto, video, suoni, sms e mms creati attraverso il cellulare organizzandoli in base a informazioni quali ora, luogo, tag, descrizione e rendendo i vari contenuti ricercabili. Grazie all’applicazione per computer l’utente poteva inviare a servizi quali LifeLogger, TypePad, LiveJournal e Flickr i propri contenuti.

Il passo successivo, alcuni anni dopo, viene sintetizzato in maniera impeccabile da Paul Buccheit, uno dei fondatori di FriendFeed il servizio poi acquisito da Facebook nel 2009: “FriendFeed is trying to go beyond simply aggregating to actually creating a pleasant social experience around the content.” Credo sia proprio questa la chiave di lettura della timeline: superare il concetto del semplice “hub di status” per proporre i contenuti degli utenti in una veste più social e più facilmente consultabile. Ecco allora la copertina per personalizzare al meglio il nostro spazio, la possibilità di mettere in evidenza i post più popolari, le foto di avvenimenti importanti, le applicazioni più utilizzate.

Ma forse non tutti sanno che il concetto di timeline è stato sviluppato non solo da Facebook e dalla Nokia. Due delle più note alternative all’ultima novità del social network firmato Zuckerberg sono Memolane e Timekiwi.

La prima è una start-up che punta ad essere a superare Facebook in virtù della possibilità di organizzare in una semplice ed elegante timeline non solo post ma molteplici servizi che vanno da Twitter a SoundCloud, da Tripit a Picasa. Il bordo orizzontale in basso della pagina diventa una sorta di righello temporale che si può scorrere visualizzando i vari contenuti organizzati – sviluppo verticale a cascata – per giorno per giorno.

La seconda è invece balzata ultimamente agli onori della cronaca per essere stata acquisita da Overblog (la piattaforma europea più diffusa per aprire blog gratuitamente) e offre la possibilità di creare con semplicità ed immediatezza (non serve registrarsi, basta accedere con il proprio profilo Twitter o Facebook) una timeline intuitiva capace di raccogliere in un unico spazio i più noti social network. Lo sviluppo dello strumento in ottica blog mi pare di notevole interesse, non ci resta che attendere per scoprire quali ulteriori novità proporrà lo sviluppo nell’organizzazione dei nostri contenuti multimediali online secondo l’asse temporale.