Da tempo mi ero ripromesso di spendere due righe sui video online (intendo realizzati pensando alla Rete) caricati su YouTube non tanto per far conoscere un prodotto/servizio, quanto per coinvolgere gli utenti nel tentativo da una parte di migliorare la percezione del brand dietro l’operazione e dell’altra di riuscire a fare in modo che gli stessi (potenziali) consumatori veicolino il messaggio attraverso i loro network on e offline.
Cercavo qualche esempio “nostrano” sulla stessa linea d’onda del (bellissimo) video The Lego Story, un cortometraggio animato realizzato per celebrare gli 80 anni della celebre casa danese di mattoncini colorati. Il video – che ha ormai superato i 2.6 milioni di visualizzazioni a poco più di un mese dal caricamento – racconta la nascita e le successive disavventure del gruppo quasi fosse una sorta di fiaba a lieto fine capace di premiare tenacia, creatività e determinazione.
[youtube http://youtu.be/NdDU_BBJW9Y&w=440&h=360]
Ho individuato i video di due campagne pubblicitarie ora onair che mi sembrano, seppur in maniera molto diversa, raggiungere lo scopo di creare il cosiddetto engagement, lasciando da parte l’idea del tradizionale spot (“Questo è il prodotto, queste le sue caratteristiche, provalo!”) per una comunicazione trasversale più vicina ai “canoni estetici” degli utenti online.
Il primo esempio punta sull’ironia di Maccio Capatonda per spingere il sito (con relativo concorso) Lavatrici Finite Male, nel quale trova spazio il manifesto di una sorta di campagna di sensibilizzazione contro le lavatrici “cresciute sole e senza amore […] rovinate dal calcare e abbandonata a se stesse”. Cinque video (più il trailer qui sotto) molto divertenti che mostrano, in diverse situazioni tragicomiche, il declino di elettrodomestici mal funzionanti che, subito un degrado non solo materiale, sono confinati ai margini della società. L’iniziativa (di prevenzione per salvare le lavatrici dal tunnel del calcare) è di Calgon e punta far conoscere la propria linea di prodotti in una maniera alternativa, svecchiando un brand che nell’immaginario appare forse un po’ datato.
[youtube http://youtu.be/bn1N3h8gtWo&w=440&h=360]
Il secondo esempio è invece quello del video di Unemployee of the year, nuova campagna della Fondazione Unhate di Benetton Group tramite la quale è stato lanciato un contest a sostegno delle idee dei giovani per il cambiamento. Un contributo, in particolare, alla lotta contro la disoccupazione giovanile che vuole stimolare ragazzi e ragazze di tutto il mondo a proporre i loro progetti (con ricaduta positiva sulla comunità) e a sperare, al di là dei premi in palio, in un futuro migliore, con un lavoro (delle certezze) e soprattutto con la dignità che da questo ne può derivare (bello il claim sottointeso: senza dignità, in tutte le sfere della vita, non c’è futuro).
[youtube http://youtu.be/zKZ3w_Vg4o8&w=440&h=360]
Due esempi, anche più azzardati rispetto alla comunicazione corporate di Lego, che sottolineano una volta di più l’importanza di video in grado di emozionare nel senso più vero del termine, di far sorridere, riflettere, commuovere, insomma di non lasciare l’utente indifferente, di possedere quel quid che poi porta, una volta terminata la visione del contenuto, a sentire quasi la necessità di condividerlo con i nostri amici. No ads but content, video lontani dalla classica interruzione pubblicitaria ma (micro)storie capaci di coinvolgere. Complimenti!
Dopo la pausa estiva torno a dare sfogo, tramite il blog, al mio lato più nerd. Ormai un bel po’ di tempo fa ho deciso di fare del web (e dei social media) e delle tecnologie ad esso associate, la mia passione e il mio lavoro. Alle volte però mi sono trovato quasi del tutto impreparato nello spiegare a persone non del settore di cosa mi occupassi (la risposta generica che di solito utilizzavo era: “lavoro nel campo della pubblicità online”). Per fortuna da oggi posso contare su un valido “alleato”. Si tratta del libro
Il mondo informativo negli ultimi anni ha subito notevoli cambiamenti. La funzione, ad esempio, di gatekeeper, di filtro di alcuni mass media appare oggi almeno in parte superata da nuovi strumenti – primo su tutti il web – che permettono da un lato a qualunque utente di diventare un “canale” comunicativo dall’altro consentono ad ognuno di noi di realizzare la propria cornice informativa personalizzata. Non bisogna però cadere nel tranello di pensare che ad un volume superiore di informazioni corrisponda automaticamente un migliore modo di utilizzarle. Ecco perché, in occasione del
In attesa della nuova versione (il cui rilascio è previsto dopo l’estate) che supporterà funzioni di revenue share, un’app mobile per lo streaming video, statistiche e nuovi layout grafici, non resta che iniziare a testare le possibilità di questo nuovo social-blog.

La scorsa settimana anch’io, nel mio piccolo, sono stato “cavia” di una sorta di esperimento crossmediale che ha unito una serie tv e il web. Per la prima puntata dell’attesa seconda stagione de Il Trono di Spade – la serie HBO tratta dai best seller di George R. R. Martin ormai diventata per molti appassionati, un fenomeno di culto – sono stato ospite, con altri/
Il primo stabilimento visitato è stato quello di Sainte Foy Les Lyon: dopo un cordialissimo benvenuto (con tanto di foto di gruppo), indossati camice, cuffietta e copriscarpe (oltre all’auricolare per la traduzione simultanea in italiano), abbiamo iniziato la visita.
Dell’intero processo mi ha colpito l’estrema attenzione alla qualità dalla prima all’ultima fase. In particolar modo nei confronti delle materie prime il cui approvvigionamento non segue il “mercato” ma il susseguirsi delle stagioni. Tutti gli ambienti di lavoro sono estremamente puliti, gli addetti (molti dei quali impegnati in scrupolosi controlli) sono stati molto cortesi nonostante alle volte fossimo un po’ di intralcio, le campagne attorno ai laboratori sono bucoliche con animali al pascolo e grandi distese gialle di colza, insomma un viaggio breve ma intenso, che mi permette oggi di guardare la boccetta di tarassaco con maggiore consapevolezza. Un ringraziamento doveroso a Boiron (Italia che ci ha accompagnato e che ha reso possibile la cosa, Francia per averci ospitati e guidati tra le linee di produzione), un saluto alla città di Lione che nonostante il tempo non proprio sereno, ci ha offerto squarci davvero graziosi e un “a presto” alle fantastiche compagne di viaggio (
Anche quest’anno ho risposto con molto entusiasmo all’invito di Campari per quella che è ormai la classica anteprima al
Un luogo – a sentire le parole dello stesso Ragni – vivo, che ospiterà workshop di ricerca per grandi brand e nel quale far nascere idee, spunti, riflessioni capaci di innovare. Il primo marchio ad accettare la “sfida” è stato proprio Campari che lancerà a breve il primo workshop i cui risultati poi saranno ospitati all’interno della Galleria del gruppo.